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Assieme
ai canti di varia natura, i balli rappresentavano momenti di vita serena e
spensierata tra le tante occupazioni e preoccupazioni quotidiane. Non esistevano
sale da ballo, ma a ciò suppliva la disponibilità delle famiglie ad aprire le
proprie abitazioni per i vicini di casa e gli amici più lontani. Non c'era
bisogno neppure di orchestra: un suonatore di fisarmonica poteva bastare. Questi
suonava sopra un palco improvvisato o, più spesso, si metteva a sedere
addirittura sopra la madia, in modo da dominare i "ballerini". Si
ballava esclusivamente durante il carnevale; più tardi è venuto l'uso della
"pentolaccia" a metà quaresima. Oggi invece si balla tutto l'anno. La
festa da ballo era organizzata dai giovani con l'assenso del
"capoccia": mentre i "giovinotti" avevano l'onere di
pagare il suonatore, le ragazze erano solite preparare gli strufoli o castagnaccì,
come si chiamavano nella zona di montagna. Il suonatore poteva esser pagato
anche facendo una raccolta di denaro durante la festa. Quali
i balli di un tempo?
Alcuni
sono perdurati come il tango, il
valzer,
il fox-trot, la marzucca e, fino a poco tempo fa, la polka. Altri invece sono
del tutto scomparsi e rivivono soltanto nel ricordo dei più anziani. Tra i più
antichi ricordiamo: sciotis, manfrina, so' Cesare, generale, puntitacco,
trescone, quadriglia. Quest'ultima si è continuata ad eseguire fino agli anni
'60-'70. Erano balli allegri e fantasiosi, da eseguire a coppie od in gruppo,
che si avvalevano di musica briosa. È impossibile descrivere a parole tutti i
passi ed i movimenti che costituivano i balli medesimi, tuttavia si possono
narrare alcuni aspetti della serata danzante. Va subito detto che i giovani di
quel tempo, quando sapevano di una festa da ballo, non esitavano a percorrere,
naturalmente a piedi, anche molti chilometri di strada senza aver paura di
attraversare, in montagna, sentieri in mezzo a boschi folti, rientrando poi a
casa a notte fonda o, talvolta, poco prima dell'alba. L'unico mezzo per avere un
po' di luce in certi punti particolarmente bui, consisteva nel dare fuoco ad un
ciuffo per volta della paglia che recavano sotto il braccio oppure, soprattutto
al ritorno, nel portarsi dietro un tizzone ardente. Quando si passava la notte a
danzare, restava anche poco tempo per dormire perché, appena si faceva giorno,
il capofamiglia svegliava tutti per andare al lavoro. Le ragazze arrivavano alla
festa accompagnate, naturalmente, dai genitori od anche dai fratelli. Non
esistevano coppie fisse di ballerini, come poi è invalso l'uso, ma vi era un
continuo scambio. I giovani "chiedevano" le ragazze in anticipo e così
si verificava che esse potevano esser "impegnate" anche per 4
o 5 balli. Se esse rifiutavano un "ballerino", questi si riteneva
offeso e con le minacce costringeva spesso la giovane a "restare al
muro", cioè a non fare uno o più balli. Ciò poteva dar luogo a liti
violente tra questi e coloro che difendevano le ragazze (spesso erano i
fidanzati). Talvolta si arrivava a "scazzottate" ed anche a ferimenti.
Si ricorda, da parte dei più anziani, che molti giovanotti a quei tempi (fine
'800 inizio '900) erano soliti andare alle feste portandosi dietro uno stilo o,
come lo chiamavano, "stiletto" (coltello corto ed appuntito) ed anche
una piccola fascia di cuoio con degli spunzoni con la quale si fasciavano una
mano quando si trattava di colpire un rivale. Si
narrano addirittura episodi in cui
alcuni giovani
furono scaraventati fuori dalla "loggia" per rivalità, con brutte
conseguenze per le ossa. Lotte del genere sono capitate, in anni più vicini a
noi, anche in pubbliche sale. Ma
ritorniamo ai nostri balli. Oltre a quelli sopra citati, durante le serate si
era soliti inventarne di curiosi ed originali. Ricordiamo
i più diffusi: Il
ballo del "suspiro" (in uso in montagna) Si
eseguiva nel modo seguente: ad un certo punto della serata, le comuni danze si
interrompevano e venivano situate al centro della stanza due sedie dove
prendevano posto due ragazze, l'una di fronte all'altra. Allora una giovane
presentava un ballerino ad una delle due che stavano sedute: se nessuna di loro
si alzava per ballare con costui, egli doveva tornarsene a sedere e ne veniva
presentato un altro allo stesso modo. Se invece il ballerino piaceva, la ragazza
accettava di ballare con lui e al suo posto si metteva a sedere un'altra
ragazza. Tutto ciò durava finché tutti i giovani non erano stati presentati e
quindi, tranne i rifiutati, tutti ballavano. Le
ragazze erano spesso costrette a "cavarli" tutti (cioè a ballare con
tutti), soprattutto i più anziani, altrimenti "buttèon giù la
veglia" (facevano smettere il suonatore di suonare). Il
ballo del "chièmo" (chiamata) Si
svolgeva nel modo seguente: gli uomini e le donne
stavano in piedi attorno alle pareti. Un giovanotto iniziava a ballare con
una ragazza, ma dopo aver fatto qualche giro la cedeva ad un altro giovane e ne
prendeva un'altra. E così finché tutti non ballavano. Si ricorda ancora la
furbizia di quei giovanotti i quali facevano più giri con quelle che sapevano
ballar bene, mentre cedevano subito ad un altro le più inesperte. Ma
l'aspetto più caratteristico del ballo del "chièmo" consisteva nel
canto, eseguito dal giovane che guidava la danza, al momento di cedere la donna
per sceglierne un'altra. Il canto veniva ripetuto più e più volte, secondo il
numero delle ragazze presenti. Le parole erano le seguenti: ma non se ballo bene se la...al ballo 'n viene questo ballo non va bene questo
ballo si farà. Se
vo' sapere il suo casato a
casa sua 'n ce so' mai stato. Durante
il canto di invito, veniva pronunziato il nome della ragazza prescelta per il
ballo. Il
ballo del "lume" È
un
ballo molto simile al precedente e poteva esser cantata anche la medesima
canzone. La
differenza consiste nel fatto che erano le ragazze ad invitare gli uomini. lì
nome deriva dall'usanza di tenere in mano, da parte della donna, un lume acceso
mentre andava ad invitare il partner. I giovanotti non potevano rifiutarsi
ma trovavano la scappatoia uscendo
alla chetichella dalla stanza. Il
ballo dello "schiaffo" Si
ballava a tempo di polka. I movimenti erano però inframezzati dai seguenti
gesti delle mani: si battevano sulle gambe, poi assieme come per applaudire ed
infine palma contro palma con il proprio partner. Tali
gesti sembrano esser riemersi nel moderno "ballo del qua-qua". Il
ballo delle "fave" Una
donna si poneva a sedere su una sedia al centro della sala: le veniva presentato
un cavaliere. Se le era gradito, essa si alzava ed andava a ballare con questi,
altrimenti restava seduta. Se anche il secondo ballerino presentatole non era di
suo gradimento, addirittura doveva rigirare la sedia in senso contrario. Ai
giovani respinti dicevano: "T'ha dato le fave !" Da
qui, ovviamente, il nome del ballo. Il
ballo del "merlo" Ancora
un'altra variante del solito scambio di ballerini. Mentre
le coppie ballavano, un giovane si avvicinava ad una di queste dicendo: Merlo! E
così si prendeva la dama. Colui che restava senza la dama al termine della
musica, per penitenza doveva poi ballare da solo. "Polka
a zompetto" È
il
più antico modo di ballare la polka. La differenza con quella attuale
consisteva nel fatto che era
più ritmata: i ballerini battevano, a tempo, i piedi per terra. "Papparagianni" Anche
questo ballo era una variante della polka. Ballavano quattro coppie alla volta
le quali, similmente al trescone, si muovevano incrociandosi. I
ballerini inoltre cantavano il seguente ritornello:
Gianni
Gianni quant'é
bello il papparagianni. Ballo
"del merlo o del cappello" Durante
le feste di campagna si faceva un ballo uomini
e quattro donne, e gli uomini dovevano mettere il cappello alle quattro donne.
All'improvviso, veniva deciso di far cessare la musica; così quell'uomo, che
non era riuscito a mettere il cappello ad una donna, era chiamato merlo. Per
trovare la ballerina del merlo si faceva il gioco al contrario e la ballerina
prendeva il nome di "merla". Il "merlo" e la
"merla" ballavano insieme tre balli. "Punta
e tacco" Di
questa danza si è perso quasi totalmente ogni ricordo. Veniva ballata
soprattutto nella parte più meridionale della valle, ai confini con la zona del
Trasimeno. Il nome stesso di questo ballo ci indica il passo fondamentale che
risultava composto da una doppia battuta della punta e del tacco.
"Raspa" Prendendosi
per mano in due o facendo un cerchio con un numero pari di ballerini, si
saltellava all'indietro e in avanti. Poi prendendosi a braccetto a due a due si
girava in tondo, prima in un senso e dopo a senso inverso. Si ricominciava poi
tutto da capo. "Sciotis" In
Valdichiana sopravvive ancora la sciotis, o lo sciotis, il cui nome deriva dal
tedesco "schottisch" (scozzese). Si tratta di una danza legata a
coppie, costituita da un'unica figura coincidente con un preciso periodo
musicale. Pur trattandosi di una danza che seguiva una successione di passi
fissata rigidamente, esistevano alcune varianti. Nella versione locale i
ballerini facevano tre passi avanti punteggiando il quarto, poi tre passi
indietro, con il quarto punteggiato. Si effettuavano poi tre giri alla tonda a
destra e tre giri a sinistra; si cominciava quindi tutto da capo. Durante
tutti i balli infine si era soliti cantare, accompagnando con molta spontaneità
la musica. Talora si trattava proprio di dialoghi musicali tra i giovani dei due
sessi. Diamo
di seguito due esempi: - Sei stata a ballare tutto il carnevale ed in quelle sale ti
facei baciare - Cosa ti interessa tu che se' un uomo vergognoso e ghiaccio cosa me ne faccio non mi sai baciar lo voglio furbo, svelto ballerino, trullallà un bastardino trullallà
-
Cara Cesarina trova un altro amante trova
un altro amante se ti vuoi sposar. Sei stata a ballare tutto il carnevale ed
in quelle sale tifacei baciar. -
Cosa ti interessa muso farinoso se
tu se' geloso é peggio per te. -
Ed io ti pianto e mi
fò un'altra amorosa non più bellina ma meno capricciosa. Tu balla balIa il tango a tamburino ma il tu' Beppino non lo trovi più. -
Caro Beppino ne ritirò le parole in
tasca al tango e chi ne
fa le scuole. Io te lo giuro fedele a te rimango è
bello il tango ma non lo ballo più.
Abbiamo
già accennato all'usanza di condurre al buffet le ragazze dopo la quadriglia.
Resta da aggiungere a tal proposito che nelle sale pubbliche ciò era visto
come un dovere nei confronti del proprietario della sala da ballo, che gestiva
contemporaneamente anche il bar, poiché per le donne non esisteva un
biglietto d'ingresso e pertanto costui doveva, in un certo senso, ripagarsi
delle spese di gestione. Tratto
da “Valdichiana Folk” Autori:
Scuola Media statale "Berrettini” – CAMUCIA (AR) |
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