Dalle
interviste fatte e dai racconti uditi emerge subito chiarissimo un dato: nel
recente passato né gli adulti né i bambini avevano il problema del tempo
libero quale lo conosciamo oggi. Infatti sia gli uni sia gli altri erano
impegnati nel lavoro per quasi tutta la giornata e le condizioni economiche
della maggioranza delle famiglie rendevano impossibile (o molto raro) l'acquisto
di giocattoli o di attrezzature sportive.
Questo
però non significa che il gioco e il desiderio di divertirsi insieme agli altri
fossero sconosciuti ai nostri nonni; anzi, la povertà dei mezzi e la
limitatezza del tempo a disposizione, finivano per rendere ancor più
gratificanti e desiderabili quei momenti, e per dare maggior valore allo
"stare insieme”.
Ciò
che non si aveva si poteva inventare ed ecco che, con un po' di fantasia,
qualche pezzo di stoffa (abilmente sottratto alla mamma che lo custodiva
gelosamente per rammendare abiti), un ramoscello biforcuto ed una bacca di
quercia diventavano una bambola; una o due patate e qualche bastoncino infilato
al punto giusto diventavano cavalli o pecore giocattolo; una canna e un
ramoscello di vinco abilmente sistemato erano lo "schioppino".
Costruire
il giocattolo diventava esso stesso un gioco e coinvolgeva adulti e bambini,
prima nella ricerca del materiale, poi nella realizzazione dell'oggetto.
La
bambola era il sogno di ogni bambina e se ne potevano avere di vari tipi a
seconda del materiale a disposizione. La più povera, ma anche quella più
facile da realizzare nelle nostre zone così ricche di argilla, era quella di
terra: si andava alla ricerca del "sabbione" (argilla quasi pura) e lo
si modellava come oggi si fa col das, perché risultasse più solida venivano
usati bastoncini come armatura: una volta essiccato il sabbione, la bambola era
pronta per essere vestita. Anche il torsolo della pannocchia di granoturco
poteva essere il corpo di una bambola: vi si aggiungevano i soliti bastoncini
per gli arti, una bacca di quercia (una "bachiuccola") come testa e la
si poteva perfino abbellire con capelli fatti coi "baffi" della
pannocchia. Quella più desiderata però era di stoffa, perché molto più
raffinata e più duratura. Spesso per realizzarla era necessaria la
collaborazione di una nonna o della mamma, che doveva fornire la materia prima e
dirigere le operazioni, ma i risultati ottenuti erano davvero gratificanti. Una
volta disegnato un modello in carta con la sagoma desiderata, lo si ritagliava
nella stoffa e si cucivano i pezzi uno alla volta, riempiendoli via via con
lana, paglia o segatura. Per unire la testa al busto si usava un nastrino legato
strettamente intorno al collo, gli occhi il naso e la bocca venivano disegnati
ed i capelli erano fili di lana cuciti sulla testa; infine i vestiti venivano
cuciti dalla bambina che si divertiva poi a vestire e svestire la sua bambola, a
cucinarle torte di terra, a cullarla. Il desiderio di adornarsi è innato nelle
fanciulle ed anche le nostre nonne cercavano di copiare le loro madri, che si
facevano belle con la collana (il vezzo) e gli orecchini di corallo: nell'attesa
di ricevere in dono quelle vere, costruivano
collane di piccole bacche, di ghiande, di acini di minestra o di fiori.
Fin
qui le bambine; e i maschietti?
Anche
loro avevano i loro giocattoli: oltre al già ricordato schioppino, potevano
costruire la fionda o frombola (utilizzando una forcella di legno e la camera
d'aria fuori uso di una bicicletta), carrettini di legno, coppie di buoi con l'aratro (utilizzando pannocchie di
granoturco e pezzi di legno), pipe di bacca
di quercia, palloni di stracci. Ma anche in mancanza di questi oggetti si
poteva giocare:si usavano sassolini rotondi o schiacciati (le lastrine), piccole monete, noci o
addirittura i bottoni strappati (con disappunto delle madri) dagli abiti.
Tratto
da “Valdichiana Folk”
Autori:
Scuola Media statale “Berrettini Pancrazi” – CAMUCIA (AR)