| Dopo aver stabilito l’ordine
di partenza, i giocatori disegnavano per terra il percorso: si trattava di
un lungo rettangolo sormontato da un semicerchio; l’interno del primo
veniva suddiviso in due file, composte da cinque caselle ciascuna; su di
esse venivano scritti i numeri da uno a dieci. Nel semicerchio si scriveva
RIPOSO. Ognuno si procurava un sassolino, il più possibile piatto per
evitare che rotolasse. Il primo, senza superare la linea di partenza,
tirava il suo sassolino all’interno della casella n.1 ed iniziava il
percorso a gambazoppa, saltando con una sola gamba; arrivato
vicino al sassolino lo raccoglieva (sempre stando su di un solo piede) e
proseguiva. Quando arrivava alla casella riposo, poteva fermarsi un
attimo e cambiare piede, poi proseguiva fino alla casella n. 10. |
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A questo
punto doveva tornare alla casella n.1 ripercorrendo a ritroso il
tracciato ed uscendo. Lanciava poi il sassolino sulla casella numero
due e ripartiva; sulla tre, quattro e così via,
fino a quando commetteva un errore. Se il giocatore non riusciva a tirare il
sassolino nella casella dichiarata, o saltando, metteva il piede sulla
linea, era “bruciato” e doveva uscire ad aspettare un’altra volta il suo turno. Il gioco poteva finire quando uno dei
partecipanti arrivava al dieci; spesso però si preferiva continuarlo con
percorsi sempre più difficili: saltando a gambazoppa si doveva
portare il sasso in equilibrio sul piede che non poggiava a terra, poi
sulla fronte ed infine sul dorso della mano. Chi
riusciva a compiere tutti questi virtuosismi
era il vincitore e poteva ricevere un premio, se era stato messo in palio,
o più semplicemente le congratulazioni. |