...:::Storia della Chianina:::...

La Chianina è probabilmente la più antica razza bovina italiana ad essere stata allevata. [...] In seguito al dominio romano, l'allevamento si estese dall'Arno al Clitunno, le cui limpide acque, dice la leggenda, rendevano candido il mantello di questi animali. Per la mole imponente, il nobile aspetto e la purezza del manto, furono destinati per i sacrifici agli dei pagani e, più tardi, nelle feste per celebrare i trionfi dei Cesari. 

 

Dalla caduta dell'Impero Romano alla bonifica

Col tramonto dell'Impero Romano ed il diffondersi del Cristianesimo, i buoi bianchi persero la loro funzione sacrificale, ma soprattutto l’impaludamento della valle determinò l'abbandono dell'allevamento. Si verificò così il ritorno allo stato brado degli animali, che causò la scomparsa dei caratteri gentili a vantaggio della rusticità e della capacità di adattarsi ad un ambiente difficile quale quello palustre. Nel secolo XIII nella Valdichiana vi erano solo buoi dal manto fromentino o nerastro. In questo lungo periodo, che arriverà sino al 1800, la Chianina "viveva commista ai bufali pressochè di continuo nelle lande paludose della valle".

 

Dalla bonifica al XX secolo

Agli inizi del 1800 la Chianina era di piccola statura, rustica, timida, con pelle grossa, pelo lungo e nerastro alla faccia, al collo, al costato, nella parte bassa delle estremità e bianco scuro lungo i dorsi e i lombi ed era, per la maggior parte dell'anno, tenuta al pascolo nelle colmate e  nelle paludi della valle, dove poteva cibarsi di canne, di giunchi ed altre simili piante grossolane e poco assimilabili. La rinascita della razza Chianina coincise con la rinascita agricola della valle, resa possibile dalla sistemazione idraulica effettuata nel periodo granducale; in virtù della grande mole che la rendeva alquanto adatta al lavoro, la Chianina divenne indispensabile collaboratrice del colono. Il Granduca stesso nominò dei tecnici esperti con il compito di andare per le fattorie della Valdichiana per ammaestrare ai fattori sui criteri di valutazione morfologica. [...] In questo periodo la dote più apprezzata era l'attitudine al lavoro: i buoi venivano usati per il lavoro dei campi e per il traino di carri e calessi. Pertanto la produzione di carne era quasi sempre un per di più, in quanto, già con il lavoro, gli animali ripagavano il colono dei costi sostenuti per il loro mantenimento. I campi stessi erano dimensionati secondo il fiato dell'animale. In un secondo tempo la selezione fu orientata ad un maggiore equilibrio fra attitudine al lavoro e produzione di carne. Scomparve l'allevamento brado a favore di quello stallino, a cui si abbinò una alimentazione migliore; il manto andò via via schiarendo fino ad acquistare il suo vantato candore. Con la fine del Granducato di Toscana, ebbe termine anche l'opera di pianificazione selettiva intrapresa. 

 

Dal 1900 alla meccanizzazione agricola

Dal 19OO in poi, per opera dei grandi zootecnici, fra cui vale ricordare Ezio Marchi, docente di Zootecnica presso l'Istituto Vegni, fu iniziata una selezione morfofunzionale, la quale portò la razza Chianina ad essere ammirata ovunque per le sue qualità e caratteristiche. Lo stesso prof. Ezio Marchi fu promotore nel 1901 assieme al Conte Massimo di Frassineto, della prima Mostra-Mercato di bovini di razza Chianina. L'importanza di questo evento risiedette nel fatto che furono definite in maniera ben precisa le caratteristiche morfologiche delle varie categorie di bovini. Fatto questo di estrema importanza, che permise alla Chianina di uscire da un periodo di confusione selettiva determinatosi con la fine del Granducato di Toscana. Tale razza era una delle poche rimaste pure e, poiché aveva le caratteristiche di produttività eccezionali, si cercò con essa di migliorare le altre razze bovine di altre regioni. Questi bovini si diffusero soprattutto nella Toscana, nell'Umbria, in parte delle Marche e del Lazio, in quanto anche qui vi era una larga conduzione di terreni a mezzadria e perché proprio per tradizione vi erano dei bravi allevatori.  

 

Dagli anni '60 ai giorni nostri

Negli anni '60, con la diffusione dei mezzi meccanici, la funzione di animale da lavoro venne a cadere, così l'opera di selezione fu tesa a migliorare, in particolare, la produzione di carne. Con la crisi del settore zootecnico, il tradizionale allevamento in stalla a stabulazione fissa della Chianina è risultato antieconomico, per cui si è reso necessario il recupero di quei caratteri di rusticità ed attitudine al pascolo, utili per l'allevamento brado e semibrado; oggi si cerca di migliorare la velocità di accrescimento e lo sviluppo delle masse muscolari, al fine di ridurre il costo di produzione del chilogrammo di carne.

Le alterne vicende climatiche e ambientali che hanno caratterizzato la Valdichiana, hanno conferito alla Chianina un'eccellente capacità di adattamento a condizioni diverse. Il mantello bianco porcellana e la cute grigio-ardesia, conferiscono alla razza una notevole resistenza ai raggi solari, in quanto il bianco mantello riflette la radiazione, mentre la cute pigmentata la protegge dai raggi ultravioletti. Gli arti lunghi e muscolosi, particolarmente adatti a pascolare in terreni paludosi, gli zoccoli ben conformati e robusti, sviluppatisi durante i secoli nei quali questo bestiame è stato utilizzato nel lavoro agricolo, fanno della Chianina una buona pascolatrice. La testa piccola e leggera rende facile il parto anche in condizioni non controllate. A questa capacità di adattamento la Chianina abbina l'attitudine alla produzione di carne e soprattutto un'eccellente qualità della carne. Per questi pregi si è diffusa un po' ovunque: è stata esportata in Brasile, Argentina, Uruguay, Messico, Canada, Stati Uniti, Sud Africa, Mozambico, Australia, Nuova Zelanda, Germania, Irlanda, Russia. Oltre ad essere allevata in purezza, la Chianina ha dato ottimi risultati come razza da incrocio per l'elevata capacità di trasmettere alla prole i caratteri positivi. E' stata incrociata anche con gli Zebù, permettendo così la sua diffusione nelle aree tropicali e sub-tropicali. Paradossalmente, mentre si è diffusa nel resto del mondo, la consistenza numerica della Chianina in Italia è andata progressivamente diminuendo. Attualmente è di circa 130 mila unità; negli anni '50 nella sola Valdichiana si contavano 35 mila capi. Gli iscritti al libro genealogico sono circa 35 mila. Il numero di allevamenti supera di poco il milione, la metà sono in Toscana, gli altri in Umbria, Lazio e Marche.

Tratto da "La valle dei Giganti" (op.c.) 

 

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