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Nei primi anni del secolo
XX la famiglia era un’unità
allargata, estesa, che comprendeva i discendenti di una stessa
linea familiare, ma poteva altresì far convivere al suo interno diversi nuclei
familiari. Le famiglie contadine di allora erano decisamente numerose, non
c’era certo il problema che affligge oggi il nostro Paese e cioè un
incremento demografico vicino allo zero. Era normale per quei tempi che le
famiglie fossero composte da trenta o quaranta persone, perché i poderi avevano
un’estensione tale che occorrevano molte braccia per lavorarli. É anche per
questo motivo che i figli venivano considerati una vera ricchezza. A volte una
sola famiglia non era sufficiente a coprire il fabbisogno del podere, per cui si
rendeva indispensabile unirne più di una e farle lavorare sullo stesso podere.
Osservando
la foto, che rappresenta una famiglia di media grandezza, è evidente comunque
la numerosità degli elementi che la compongono. Potremmo
paragonarla a quattro famiglie attuali. Nella famiglia rurale, inserita
in un sistema economico di tipo artigianale - contadino, prevalevano schemi di
autorità patriarcale o matriarcale. Il governo degli affari familiari era
affidato ai più anziani. Questo tipo di struttura si ritrova anche nelle
campagne cortonesi. Ciascuna famiglia era guidata, in genere, in un clima di
armonia e collaborazione, dal “capoccia” e dalla
“massaia”... Al “capoccia” spettava tutta la direzione dei
lavori, i contatti con il fattore e il maneggio dei pochi soldi. I due,
proprio perché i più anziani, venivano considerati dagli altri dotati di
saggezza e degni di rispetto. Difficilmente i loro ordini venivano disattesi
anche perché le decisioni venivano prese di comune accordo, discutendone, se le
cose erano importanti, durante i pasti. La famiglia contadina o colonica si
distingueva perché fondata su uno stato di fatto: l’affetto dei suoi
componenti. Nella famiglia patriarcale oltre al capoccia e la massaia esisteva
una terza figura che assolveva a compiti
ben definiti: il “bifolco”. Gli altri componenti, a loro
volta, avevano incarichi specifici in relazione alle loro capacità o
alle loro inclinazioni personali. Al bifolco era affidata la cura del bestiame,
perché fra tutti era quello che dimostrava più amore, capacità e destrezza
con gli animali. Spesso quando gli animali si ammalavano, in base alla sua
esperienza e competenza,provvedeva da solo a medicarli, sostituendo con bravura,
l’assenza del veterinario. Quando svolgeva il suo lavoro nelle stalle
indossava la cosiddetta “pannuccia”, un lungo grembiule allacciato in vita.
Doveva accudire le bestie sia al rientro che alla partenza verso i campi; dava
loro erba o fieno secondo le
stagioni. Teneva pulito il loro giaciglio sostituendo la paglia sporca e bagnata
con altra asciutta. Provvedeva con una “carretta” a trasportare il letame in
una buca appositamente predisposta affinché insieme ad
altri rifiuti organici, questo si trasformasse poi in ottimo concime. Il
bifolco teneva pulita la stalla anche per permettere all’interno della stessa,
durante le lunghe sere d’inverno lo svolgersi delle veglie. La famiglia
patriarcale era completamente autosufficiente, cioè doveva provvedere da sola a
procurarsi cibo, vestiti, scarpe, attrezzi, ecc. perché inserita in un sistema
economico di tipo artigianale - contadino. “In una società contadina la
famiglia estesa tende ad essere un’unità prevalentemente autarchica nel senso
che i bisogni fondamentali di sussistenza vengono soddisfatti all’interno
della famiglia e l’interscambio con l’esterno viene ridotto ad entità
trascurabile e in genere non si estende oltre i confini della comunità di
villaggio.” Con l’avvento
della società industriale la famiglia si trasforma da “unità produttiva” a
“unità di consumo”, da “ estesa” a “coniugale”. Nel nuovo tipo di
società, il lavoro si colloca fuori dall’ambito familiare, la produzione
avviene nelle fabbriche con retribuzione salariale per gli operai e per gli
altri lavoratori; ciò che serve
per il mantenimento di una famiglia viene acquistato direttamente sul mercato.
Cambia anche la struttura dell’autorità familiare, questa viene divisa secondo le competenze tra i due coniugi che possono
però esercitarla anche in modo comune.
Nella società odierna dove la famiglia è mononucleare, si registra la
scomparsa di altre funzioni tipiche di quella patriarcale. “Sono state
domandate allo stato e quindi all’amministrazione pubblica gli interventi in
materia di calamità naturali, assistenza medico - ospedaliera, educativo -
scolastico, avviamento al lavoro, assistenza agli indigenti, ai vecchi
e ai bambini. La famiglia odierna non è come quella di una volta un centro di
attività produttiva, ma un rifugio, dove placare le tensioni accumulate giorno
dopo giorno al lavoro o comunque all’esterno".
Ha però mantenuto
una funzione propria anche del vecchio modello: favorire al suo interno
l’acquisizione di conoscenze,
norme, atteggiamenti, valori che sono indispensabili per poter vivere
all’interno di qualsiasi società.
Testo redatto classe 3°D scuola media Fratta a.s. 1998/1999-Progetto dalle Storie alla Storia.
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