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Un buon raccolto era indispensabile per qualsiasi famiglia colonica. Per questo motivo si dedicava particolare cura alla preparazione del seme che veniva fatta subito dopo la trebbiatura, utilizzando in genere, vagli cernitori (cilindri) in possesso della fattoria. Occorreva poi “medicare” il seme perché il grano non fosse soggetto alla malattia della carie o volpe; l’operazione si eseguiva utilizzando secondo i casi, solfato di rame o la cosiddetta polvere Caffero. I contadini preparavano poi il terreno. Si trattava di arare in profondità durante l’estate lasciando che le zolle prendessero il sole (“il sole è il miglior concime che non costa nulla” dicevano i contadini). In ottobre frantumavano il terreno arato: un tempo per far questo usavano uno spianatoio di legno, più recentemente un apposito rastrello di ferro (quaranta denti) che è un erpice del tipo detto a zig-zag particolarmente adatto per terreni ondulati. Di regola si iniziava a seminare il grano dalla metà di ottobre, ma era ancora possibile farlo durante tutto il mese di novembre, dovendo spargere il seme quando il terreno presentava un adeguato grado di umidità, tipico della stagione autunnale. Negli ultimi decenni del secolo scorso, la semina si eseguiva in Toscana dovunque con il sistema detto a spaglio, utilizzando una quantità superiore al bisogno. Foto tratte dal CD "Colture & Culture" |
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