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La mietitura del grano iniziava nel mese di giugno. Nei piccoli poderi, in genere, ogni contadino provvedeva da sé al raccolto, ma appena finito, si adoperava per aiutare i vicini che lavoravano superfici più estese. Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale la mietitura veniva fatta con piccole falci con lama a denti (falcioli), in seguito si diffusero le falci a filo tagliente. La giornata dei contadini era lunga ed impegnativa: iniziava generalmente alle 4 del mattino e terminava la sera tardi, quando ormai il sole era calato. Le pause di riposo erano rappresentate dall’arrivo della massaia che portava al campo da bere e da mangiare, mentre nei momenti del caldo più intenso cercavano riparo dal sole sotto l’ombra di qualche albero, cercando anche di dormire un po'. Lavoravano in gruppo, sfalsati quel tanto che bastava per non darsi fastidio a vicenda e stendevano sul campo in lunghe file i mannelli, cioè la quantità di steli che la mano di volta in volta poteva abbracciare. Successivamente legavano i mannelli in covoni usando dei fili di paglia intrecciati capo a capo. Una volta legati, i covoni venivano accumulati appoggiandoli diritti gli uni agli altri a piccoli gruppi oppure venivano lasciati sul posto e solo in un secondo tempo erano ammassati, costruendo, a seconda della quantità, delle biche (disposizione dei covoni a raggiera, in strati concentrici) o dei cavalletti (covoni sovrapposti in modo incrociato). Entrambi avevano un senso sia con il sistema della trebbiatura a macchina sia per la battitura a mano praticata ovunque fino alla prima guerra mondiale. In entrambi i casi il grano doveva essere poi portato sull’aia con l’aiuto del carro o di una treggia specialmente nei poderi di collina. Lo si disponeva a reste in file contrapposte, sistemando i covoni in modo da tenere le spighe un po’ sollevate da terra per far loro prendere il sole. Foto tratte dal CD "Colture & culture" |
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