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Il carro agricolo chianino, imponente e funzionale si può definire un’opera d’arte se guardiamo la perfezione delle sue finiture. Le pitture adornavano un po’ tutta la sua struttura, compresi i cancelli, le ruote ed il timone. Artefici di quest’opera d’arte erano i carradori, che da falegnami si trasformavano in pittori decorando la loro opera con pitture di vario genere, dalle nature morte ai visi di donna , non disdegnando nemmeno la raffigurazione di animali. Sulla cassetta porta-attrezzi e porta-funi, il nostro artista annotava l’anno di costruzione ed il suo nome. Nel carro veniva riportato anche il nome della famiglia che aveva commissionato l'opera. Il carro agricolo chianino classico ,di solito, aveva una lunghezza di 4,75 metri, le ruote un diametro di metri 1,40 e la carla (parte interna destinata a contenere oggetti o altro) aveva come dimensioni metri 2 X 1. Negli anni ’40 pagava la tassa comunale ed aveva una targhetta metallica dove erano indicate la tara, la portata, la larghezza dei cerchioni ed altre notizie indispensabili per il suo uso. Il legno per la sua costruzione di solito era fornito dal contadino, il quale teneva i tavoloni di quercia per alcuni mesi a stagionare nelle maciarine. Era un mezzo di trasporto indispensabile per la famiglia contadina; era usato per riportare dai campi all’aia il fieno, il grano da battere, ecc. Poteva anche servire nel periodo invernale, quando le abitazioni erano lontane dalle strade principali, per trasportare gli ammalati che dovevano essere ricoverati in ospedale, oppure il medico o altri professionisti che avevano la necessità di andare ai poderi dei contadini. Non era raro vedere il carro usato per il trasporto dei defunti e del parroco, c’è da domandarsi se il termine "carro funebre" con il quale è definita oggi la macchina per il trasporto della salma abbia le sue origini dal carro agricolo adibito anche a questa funzione. Il carro agricolo chianino, scrive Don Sante Felici nel suo Vocabolario Cortonese, costituisce l'emblema della nostra civiltà contadina. Peccato che ormai, molte di queste opere d'arte siano state distrutte o fatte marcire nei campi o nelle capanne. |
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