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Nulla
era soltanto decorativo, ogni oggetto aveva la sua funzione. Alcuni non erano di uso
quotidiano. Si aspettava il giorno della
battitura o della mietitura, quando si era in molti , per mettere
fuori grosse pentole di smalto o di rame o i tegami di coccio, che poi si
ripulivano (con la rena, la “rinina” o con aceto e sale) . Dovevano
aspettare poi, in bella mostra in cucina ,uno sposalizio o un’altra battitura
per essere usati di nuovo. All’interno della cucina un posto di primo
piano lo occupavano la staccia e la madia. Nella parte inferiore di
quest'ultima si tenevano i fiaschi e l’olio, nella parte superiore si faceva
il pane. La staccia serviva per vagliare la farina, per separare quella
bianca, crusca e tritello. Infatti, il grano si macinava al mulino ad
acqua, però il mugnaio non aveva strumenti per raffinarla. In molti casi
non si setacciava, ma si lasciava integrale e da questa derivava il “mesquelone”,
un pane nero che riempiva di più e saziava anche con minori quantità. In
questo caso la "crusca" ed il "tritello", oltre che per gli animali venivano
usati anche per la famiglia. Sopra
la madia veniva posta la "tramoggia" che serviva per mettervi la balla della
farina.
Altri
oggetti tradizionali nella cucina erano la pentola di coccio o di
terracotta, detta “pignatto” e il paiolo di rame, che serviva per la
polenta o per la pasta. In un pentolone più grande si cuoceva il pastone
per i vitelli o per i maiali. Per attingere l’acqua si usavano le
brocche o mezzine di rame; più tardi si passò alle pentole di smalto. La
padella di latta o di stagno serviva per i "mogliecci" e le frittate, il
padellino invece per i soffritti. Le pentole e i ramaioli si tenevano sull’ “attaccaglino”,
una stecca lunga di legno con dei ganci, dove venivano attaccati i "rami". I
piatti invece erano collocati sulla “piattèa”.
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Seggiola |
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Macinino |
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Grattugia |
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Lume |
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Borsa d'acqua
calda
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Ferro da stiro |
Mestolo |
Posate |
Schiaccia sale |
Scaldino di rame |

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