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Fattoria di S. Caterina
 La
fattoria di S. Caterina, attualmente proprietà della Società Bonifica Terreni Ferraresi, dista solo pochi metri dalla nostra scuola. E’ così imponente che
sembra voglia capeggiare l’intera zona. L’azienda inizialmente si chiamava
Fattoria di Creti e l'attuale centro aziendale, una villa costruita nel
seicento, è stata aggiunta successivamente. Dopo vari passaggi, l'azienda si è
trovata a far parte delle proprietà dei Conti di Frassineto e furono proprio loro a cederla
alle Bonifiche Ferraresi negli anni venti. La
fattoria era per i
contadini come una seconda famiglia: stipulato il contratto di base, tutto filava secondo regole
ben precise, tramandate
da padre in figlio e sempre rispettate o fatte rispettare.
Alla
conduzione della fattoria, vista la sua grande estensione, (circa 900 ettari,
suddivisi in 54 mezzadrie) vi era il fattore che si avvaleva di validi aiuti,
quali: il sottofattore, le guardie, il magazziniere, lo stalliere per
cavalli, il cantiniere e la fattoressa che aveva l'incarico di gestire la
casa "padronale", di garantire l'ospitalità verso i potenziali
acquirenti di bestiame. Il
fattore per ogni problema si rivolgeva al "capoccia", il capo
della famiglia
patriarcale che alloggiava nella casa
Leopoldina o in altre
. La
casa leopoldina era generalmente posta su due piani. L’inferiore era una stalla dove venivano tenuti gli
animali ed anche per questo era il luogo più caldo, ma anche malsano per
mancanza di areazione; il superiore era occupato dall’ampia cucina, ai lati della quale si
trovavano le altre stanze. Nel
centro della casa si
trovava una
colombaia utilizzata come
magazzino per piccoli attrezzi e vi alloggiavano le colombe. Oggi tutto è cambiato: le case
leopoldine sono abbandonate al degrado e si stanno deteriorando. Sole
poche sono ancora abitate anche perché alcuni sono divenuti proprietari
e hanno cercato di ristrutturale sia pure con grandi difficoltà per i
costi e per dover mantenere l'architettura originale. Dagli anni sessanta
circa
la mezzadria è andata lentamente scomparendo, sono cambiate
quindi anche le produzioni del settore primario. Le
colture della fattoria nella prima metà del novecento si basavano soprattutto sul foraggio perché doveva servire per
l'alimentazione degli animali. La razza chianina,così fiorente da rendere la
Fattoria nota in quasi tutta Italia, in occasione di vendite di bovini e suini,
aveva la funzione di ospitalità. Nei campi,
oltre alle colture erbacee si trovavano piante (viti sostenuti da aceri, alberi da frutto, gelsi
per il baco da seta, olmi) che dovevano fornire la produzione dell’uva, della frutta e legna da ardere. Oggi, invece, i campi sono privi di alberi per
facilitare la lavorazione del terreno con le macchine. Nella seconda metà del
novecento, con la scomparsa quasi totale dell’allevamento bovino, sono
cambiate le produzioni del settore agricolo. Il foraggio è stato sostituito da:
girasole (produzione iniziata nel 1975, oggi in calo per una minore integrazione
al prezzo di mercato da parte della Comunità Europea), la barbabietola da zucchero (legata alla costruzione dello zuccherificio di Castiglion Fiorentino). Queste ultime, con l’aggiunta del grano duro e tenero, sono attualmente
le più coltivate sulla base dell’andamento del mercato. Il grano duro viene
mandato nei mulini che si trovano fuori zona, il grano tenero a quelli
locali, il girasole invece viene indirizzato alle
industrie per l'estrazione e la confezione dell'olio. Alle dipendenze del fattore lavorano oggi
dieci persone circa e degli operai avventizi per quando ce n'è bisogno. A
disposizione c'è un moderno parco macchine. Negli ultimi anni, l'azienda sta
utilizzando dei "terzisti" o "noleggiatori". Ed è, questo,
un fenomeno in espansione.

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